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Mnemata

Pietro Lista
Mnemata, 1991
scultura in bronzo
Campus Università degli Studi di Fisciano
Dono dell’artista, 1991

“Artista nomade e transfuga, Pietro Lista cerca e trova solo nell’arte la garanzia di una felice precarietà, l’eliminazione di ogni recinto o territorio privilegiato”. Così il critico Achille Bonito Oliva definisce la ricerca dell’artista salernitano di adozione, classe 1941, nato a Castiglion del Lago (Perugia), che vive e lavora a Fisciano.

Il mondo visivo e poetico di Pietro Lista, contraddistinto da una grande varietà di temi e dalla continua sperimentazione di tecniche e materiali, si caratterizza a partire dagli anni Sessanta per l’uso della performance, della pittura, disegno, scultura, incisione. Nel 1968, nell’ambito della rassegna negli Arsenali di Amalfi “Arte Povera + Azioni Povere” curata da Germano Celant, realizza un’azione notturna dal titolo “Luce nella sabbia”. Centocinquanta metri di filo elettrico isolato e accuratamente seppellito nella spiaggia gli permettono di scavare con le mani nel punto dove batte l’onda per rivelare al pubblico lampi di luce che sembrano provenire dalle viscere della terra. Appartengono a questo periodo anche le opere pittoriche e oggettuali delle serie dei grotteschi “Simposi” e “Cardinali”, delle “Reti”, “Cielitudini”, “Gabbie” e dei “Contenitori di luce”. Sviluppa in seguito una ricerca incentrata sul tema delle “Nuvole” e su quello delle “Morandiane”, inteso quale omaggio alla pittura di Giorgio Morandi.

Negli anni Ottanta e Novanta l’artista dà vita ad una galleria di personaggi inquieti che si muovono come ombre su palcoscenici spogli, scabri, vuoti. Sono le “Figure acefale” che segnano una delle costanti della sua ricerca pittorica, a cui successivamente si aggiungono la serie di tele monocrome in nero che funzionano come tanti buchi dove perdersi o anche superfici riflettenti che rimandano ad uno spazio vuoto e profondo.

Pietro Lista ha donato nel 1991 all’Ateneo salernitano l’opera scultorea “Menmata”. “Il titolo - spiega l’artista - è riferito alla memoria dei luoghi contadini dove è sorta l’Università. Io ho assistito alla fondazione della prima pietra dell’Ateneo a Fisciano con l’allora Ministro Scotti e allo sventramento di alcune fattorie dove ho recuperato tavoli, scale, scarpe. Ho visto proprio i bulldozzer sventrare case e dalla polvere e dal tufo sono comparsi tutti questi elementi. A parte il mio legame da sempre profondo con il mondo contadino è stato per me naturale costruire un omaggio a queste tracce distrutte. Così nasce Mnemata, una scultura in bronzo che assembla dodici elementi, tra cui un vecchio tavolo, una sedia di paglia, paia di scarpe e una pianta di ciliegio. Dodici elementi come gli apostoli, i mesi dell’anno, simboli che ricorrono nella mia pratica d’artista. Così ho fatto un’assemblaggio cercando di dare una costruzione piramidale all’intera struttura, a cui si aggiunse l’evento del terremoto, per cui ho girato la sedia come un gesto di fuga, ho lasciato la pompa del verderame che perdeva acqua e ho potato la pianta che è il segno della vita che risorge come il contadino che pota la pianta per poi farla rinascere”.

E’ un’opera in cui la memoria di una cultura antropologica si reifica nella og­gettualità di prodotti culturali destoricizzati, ridotti a cadaveri, reliquiari che conservano, tra incrostazioni residue, quasi calchi spenti di feticci, simboli. Una modalità che rappresenta una costante nel suo lavoro e di cui lo stesso Pietro Lista ne dà conto in un’intervista con Ivan Quaroni del 2004: “E’ un gesto antropologico sul filo della memoria affettiva che ci lega alla collettività sociale in cui si sacralizzano oggetti densi di significato rispetto ai modi di vita di una cultura in cui ci riconosciamo. Sono oggetti del tutto estranei alla tradizione alta dei riti ufficiali o istituzionali, la loro carica affettiva viene proprio dal ruolo culturale umile e “basso” che hanno svolto nella vita quotidiana. In questo senso, narrano la mia terra, quindi raccontano la mia identità più profonda”.

Biografia

Pietro Lista (Castiglione del Lago, 1941) nel 1954 si trasferisce a Salerno con i genitori e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli formandosi con il pittore futurista Emilio Notte, Mario Colucci, fondatore del Gruppo 58, e il paesaggista Vincenzo Ciardo. Inizia ad esporre dal 1960 in Italia e all’estero. In questi anni frequenta gli ambienti dell’avanguardia napoletana, dominata dalla figura di Luca (Luigi Castellano) e prende parte, insieme al Gruppo NA/6, ad una mostra presso la Galleria Numero di Firenze nel 1962, mentre nel 1965 partecipa ad una collettiva presentata da Giulio Carlo Argan alla Galleria del "Cine Club" di Napoli.

Nel 1968 è presente alla mostra di Amalfi “Arte Povera + Azioni povere”, a cura di Germano Celant; nello stesso anno fonda il Gruppo Teatrale Artaud, dove, in sintonia con il teorico del Teatro della crudeltà, sperimenta la fisicità ritualizzata e codificata della danza come espressione fisica; il manifesto “Il verbo sorge dal sonno come il fiore” ne è il testo teorico. Nel 1970 apre la Galleria Taide a Salerno, fonda l’omonima casa editrice e pubblica la rivista "Taide". Lo spazio espositivo è il luogo di incontro e confronto tra i maggiori intellettuali salernitani dell’epoca, quali Alfonso Gatto, Filiberto Menna, Achille Bonito Oliva.

Nel 1971 ha la personale alla Galerie Bosquet di Parigi. Nel 1973 partecipa a “Sei proposte alternative”, nell’ambito della VIII Biennale di Parigi e nel 1975 alla “X Quadriennale d’Arte di Roma”. Nel 1978 è presente al Premio Michetti, mentre nel 1980 prende parte a "Livres d’art et d’artistes" presso la Galleria NRA di Parigi. Nel 1983 con la presentazione di Renato Barilli, Maria Di Domenico e Filiberto Menna, tiene una personale alla Galleria Trans/Form di Parigi e partecipa alla collettiva “Pole Position” alla Galerie K di Tokyo.

Nel 1993 fonda a Paestum il MMMAC - Museo dei Materiali Minimi d’Arte Contemporanea, di cui Gillo Dorfles è padre putativo. Del 2000 è la mostra personale “Interni”, presentata da Gillo Dorfles, alla Galeria d'art 33 di Barcellona. Nel 2004 la Provincia di Salerno, in collaborazione con l’Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Cava de’ Tirreni, gli ha dedicato un’ampia antologica, tenutasi al Convento di Santa Maria del Rifugio.

Nel 2006 è tra i finalisti del Premio Artemisia e l’anno seguente espone presso l’Archivio di Stato del Palazzo del Senato di Milano. Nel 2010 realizza la mostra “Inquisizione” nel Complesso della Chiesa di Santa Sofia di Salerno. Nel 2011 è presente al Padiglione Italia della 54ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, a cura di Vittorio Sgarbi, la mostra di dipinti “Homage by Pietro Lista” presso The University Museum and Art Gallery di Hong Kong (2010).

Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Europa e America.

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