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PARTECIPAZIONE ELETTORALE, "CRISI" DELLA RAPPRESENTANZA E "MALESSERE" DEI CITTADINI

La ricerca prende le mosse dalla constatazione che l’astensionismo elettorale è ulteriormente aumentato ed ha ormai raggiunto livelli che ne segnalano la complessità e la rilevanza. Di conseguenza lo studio del fenomeno va affrontato adottando diversi approcci di studi e differenti prospettive analitiche e anche vari metodi di ricerca. In primo luogo è necessario collocare la crescente disaffezione dei cittadini rispetto a quella che viene considerata la principale – e comunque ancora adesso più diffusa - procedura democratica nella più generale evoluzione dei regimi democratici contemporanei. Circolano ormai in diversi ambienti politici ipotesi che trovano credito anche in alcuni salotti culturali circa l’ormai irreversibile crisi della democrazia rappresentativa. Sono ipotesi che vengono avanzate da schieramenti opposti. Da una lato si trovano gli scettici ossia coloro che ritengono che la democrazia come regime politico fondato sul consenso dei cittadini, considerati politicamente uguali, abbia esaurito la sua parabola e vada abbandonato a favore di altre modalità di costruzione della decisione politica. Dall’altra parte si collocano gli insoddisfatti cioè coloro che reclamano un maggiore sviluppo del principio democratico della sovranità popolare. La ricerca non vuole verificare quanto queste due ipotesi sia ragionevoli o fondate, ma semplicemente capire quanto esse siano diffuse tra i cittadini comuni e valutare se esse abbiano inciso sull’aumento dell’affluenza alle urne. Questa parte della ricerca si colloca dentro i cosiddetti cultural studies che osservano come la configurazione di molti fenomeni politici dipenda dalla cultura politica dei cittadini, intesa nelle sue tre componenti fondamentali: conoscenze, valori e affetti. Questi aspetti saranno esplorati attraverso la tecnica della survey.Ad ogni modo e con riferimento ancora alle trasformazioni dei regimi democratici, l’analisi comprata sarà utile per valutare se, al di là della retorica, davvero le elezioni non siano più moneta corrente per il corretto funzionamento delle democrazie. Vi sono infatti diversi studiosi che ipotizzano l’affermazione di una politica democratica post-elettorale in cui le decisioni vengono adottate sulla base dei sondaggi o addirittura, da autorità indipendenti, al riparo di qualsiasi modalità di verifica del consenso. La ricerca proverà a valutare quanto queste prassi siano diffuse nei diversi paesi e se ad esse si associ un declino più accentuato della partecipazione elettorale, percepita come “inutile”.Una terza parte che si colloca negli schemi analitici del neoistituzionalismo, valuterà l’influenza degli arrangiamenti istituzionali sulla crescita dell’astensionismo. L’attenzione sarà rivolta in particolare ai cambiamenti delle leggi elettorali. Secondo il medesimo approccio sarà osservata la trasformazione dei partiti i quali, secondo le teorie prevalenti, si sono rifugiati nel governo e sono diventati sempre più remoti dalla società. Una quarta parte sarà sviluppata secondo un approccio assai prossimo a quello della teoria economica della democrazia e tenderà a valutare se la maggiore competitività elettorale è in grado di sollecitare una maggiore partecipazione al voto.

StrutturaDipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione/DISPC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo2.100,00 euro
Periodo11 Dicembre 2013 - 11 Dicembre 2015
Gruppo di RicercaFRUNCILLO Domenico (Coordinatore Progetto)
AMORETTI Francesco (Ricercatore)
ESPOSITO SALVATORE (Ricercatore)
FIORELLI CHIARA (Ricercatore)
GIANNATIEMPO MARCO (Ricercatore)
SERRA Pasquale (Ricercatore)
VINALE Adriano (Ricercatore)