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Una presentazione dei contributi dei giuristi nel volume Citar Date

  • Giuristi per Dante

    Una presentazione dei contributi dei giuristi nel volume Citar Date

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Quasi nessuno fra gli studiosi ed i commentatori di Dante, almeno recenti, gli attribuiscono una specifica formazione giuridica, né una tradizione familiare di studi del diritto.

Quanto agli studi, dovettero essere soprattutto di tipo filosofico, svolti probabilmente presso la scuola dei Domenicani di Santa Maria Novella a Firenze, che lo avvicinarono alla conoscenza di San Tommaso e di S. Agostino.
Quanto alla tradizione familiare, Dante discendeva da una famiglia della piccola nobiltà fiorentina, come egli stesso rivela incontrando in paradiso il trisavolo Cacciaguida; il padre, Alighiero di Bellincione, dovette essere un mercante, o probabilmente un esattore o un cambiavalute. Né con il diritto ha a che fare la Sua professione, se si iscrisse alla corporazione dei medici e degli speziali: molto probabilmente, in vero, non per esercitare il mestiere di Esculapio; quanto perché ai suoi tempi, per intraprendere la carriera politica, occorreva essere iscritti in una corporazione.

Tuttavia, Dante di diritto dovette pur occuparsi, se non altro per il preminente ruolo politico che rivestì nella Sua città: è noto che nel 1300 fu Priore, cioè l’autorità più rilevante del Comune fiorentino. Così come, una serie di rapporti con giuristi parimenti dovette averne, e molti: il suo maestro, Brunetto Latino, era un notaio; fra i suoi amici più stretti vi era Lapo di Gianni, anch’esso notaio; Cino da Pistoia, come Dante sostenitore di Arrigo VII, fu professore di diritto e poeta stilnovista; Guido Guinizzelli, altro amico di Dante, considerato l’inventore del “Dolce stil novo”, era un giudice. Quindi Dante si muove in un contesto di giuristi: peraltro, all’epoca, le persone di cultura per lo più o intraprendevano la carriera ecclesiastica o erano giuristi; e fra i giuristi, molti si dilettavano di poesia. Per cui, possiamo dire che Dante fu immerso nel mondo giuridico; se non altro, perché il diritto deve considerarsi una delle basi principali del pensiero medioevale. E che il Poeta abbia respirato a pieni polmoni la cultura giuridica del suo tempo si evince da passi significativi delle Sue opere.

D’altra parte, l’assonanza culturale che i giuristi medioevali dovettero avvertire con l’opera dantesca è testimoniata da più di un dato: non è a caso se i primi commentatori della Commedia furono soprattutto giuristi (dall’Ottimo a Francesco de Buti); se le prime copie della Commedia furono trascritte da giuristi (nella scrittura definita dai paleografi “curiale”); se si rinvengono, in atti coevi o immediatamente successivi a Dante, frequenti scritti di cancellieri e notai con citazioni dantesche; se i giuristi lo ritennero quasi uno di loro e lo citarono nelle opere di diritto; se uno dei più antichi ritratti di Dante, risalente al XIV secolo, sia stato rinvenuto nel “Palazzo dell’Arte dei Giudici e Notai o del Proconsolo”, ove, negli ambienti al piano terreno, si trovava l’antica sala d’udienza.
Evidentemente, Dante era percepito dai Suoi contemporanei come un personaggio molto prossimo al mondo del diritto.

Ma come è percepito, invece, dai giuristi del XXI secolo?

A questo quesito si cercherà di rispondere nel Webinar organizzato dalla Cattedra di Diritto Pubblico presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Salerno, il cui titolare è il presidente di una delle più antiche Lecturae Dantis italiane (la Lectura Dantis Metelliana) e cui prenderanno parte alcuni fra i più prestigiosi giuspubblicisti italiani, cultori del Sommo Poeta.

Si potrà assistere al Webinar, lunedì 10 maggio alle ore 18:00, attraverso il canale YouTube della Cattedra di Diritto pubblico dell'Università di Salerno al seguente indirizzo:
https://www.youtube.com/channel/UCgTe8TL0lTBxyIg4bOcG_ig

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