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POVERTA', EGUAGLIANZA E GIUSTIZIA DISTRIBUTIVA

Per spiegare perché le società siano caratterizzate da una certa disparità di ricchezza non c’è alcun bisogno di immaginare né soprusi né vessazioni. Viviamo vite esposte, come ci è già capitato di osservare, e non tutto quello che facciamo è sotto il nostro controllo. L’impresa che sembrava una così buona idea può rivelarsi disastrosa solo perché non è accompagnata dalla fortuna. Altre volte, le cose possono andar male perché abbiamo sbagliato i calcoli o azzardato troppo. I talenti non sono distribuiti egualmente fra gli individui e più intelligenti hanno idee migliori e fanno migliori previsioni di coloro che lo sono meno. Siamo diversi per temperamento e anche le caratteristiche fisiche differiscono. E poi ci sono i gusti e le preferenze personali. E’ piuttosto naturale, dunque, che le nostre biografie sociali differiscano. Anche se immaginiamo uno stato iniziale delle società umane, una sorta di nastri di partenza della storia, in cui, come sembra ragionevole, gli individui si siano trovati nell’identica condizione di dipendere dalla natura per procacciarsi il cibo e mettersi un tetto sulla testa, quello che dobbiamo aspettarci, dopo un po’ di tempo, sono condizioni di vita piuttosto differenti. Alcuni avranno coltivato intensamente e fatto ricchi raccolti altri no. E le cose non possono che peggiorare. Se, infatti, quella che la natura ci mette a disposizione è di tutti, la terra, l’acqua, l’aria, quello che alla natura aggiungiamo col lavoro è nostro.La generazione successiva, dunque, non partirà più da condizioni di eguaglianza.Tuttavia, se ricchezza e povertà fossero il frutto dei talenti naturali e delle capacità naturali, insieme ai capricci del caso che valgono per tutti, il divario non sarebbe mai troppo ampio, dato che per quanto diversamente la natura ci abbia dotati nessuno sarà mai capace di prendersi tanto, con il suo lavoro, da privare gli altri della possibilità di soddisfare i propri bisogni e nessuno sarà mai così incapace da non riuscire a raccogliere i frutti di un albero o a catturare una lepre. Quello che ci dovremmo aspettare di trovare nelle società sono condizioni di relativa eguaglianza.Anche le differenze determinate dalla famiglia non potrebbero incidere in modo determinante. Finché è concesso a tutti di ricominciare, posto che i talenti sono distribuiti casualmente e non si concentrano tutti in una famiglia, nel tempo, a tutti tocca una eguale dose di fortuna e sfortuna. Genitori meritevoli e capaci avranno figli sciocchi ed indolenti e viceversa. Il caso che ha beneficiato una famiglia gira dall’altra parte. Coloro a cui i genitori non hanno lasciato nulla ricominciano daccapo e questa volta, magari, con miglior fortuna. Ma non è quello che osserviamo. Come abbiamo detto, le società che conosciamo non solo sono caratterizzate da profonde differenze sociali, ma da differenze che si perpetuano nelle generazioni, tanto più stabilmente quanto più grande si fa il divario fra ricchi e poveri. Evidentemente, non sono le differenze naturali a spiegare la diseguaglianza. Va da sé che anche se la natura è stata generosa, la condizione a cui c’è tutto per tutti è che tutti ci accontentiamo. Non possiamo prendere tutti tutto quello che vogliamo. Stiamo in pace e in condizioni di relativa eguaglianza, dunque, solo fintato che i nostri desideri sono stati limitati a quello che potevamo procurarci in natura. Ma questa condizione, evidentemente, non è stata duratura.

StrutturaDipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione/DISPC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.600,00 euro
Periodo11 Dicembre 2013 - 11 Dicembre 2015
Gruppo di RicercaSALVATORE Ingrid (Coordinatore Progetto)