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ARTE SENZA QUALITA'. ESTETICA, POETICHE E POLITICHE DELLA VITA ORDINARIA

Eigenshaftlosigkeit: l’“assenza di qualità” era per Musil la caratteristica propria dell’uomo moderno e delle forme di vita del capitalismo maturo. Come ha mostrato Jean-Pierre Cometti (2001), e recentemente Bernard Vouilloux (2014), riferendosi a categorie estetologiche, tale indeterminazione deve essere intesa correttamente: essa non è una mancanza subita, una deficienza costitutiva, o una privazione volontaria, non è né una chenosi patita, né un’ascesi programmata e condivisa, ma è un campo di possibilità da esplorare per sperimentazioni. L’assenza di proprietà è uno spazio indecidibile di virtualità, da saggiare per tentativi, ipotesi e finzioni, dal lato sia della produzione, sia della fruizione. Per parlare di “opera senza qualità” o senza proprietà, si devono recuperare in maniera diversa le descrizioni fenomenologiche e le ontologie analitiche: mettere tra parentesi le qualità artistiche dell’artefatto serve non per definirne l’essenza e la specificità (come accade nel dibattito sulla “survenance”), ma per farne emergere l’operatività dell’opera e l’arte in azione (Goodman 1982, 1992, Genette 1994, 1997), i suoi effetti ed affetti, e i nostri usi. L’opera dell’opera (d’arte) è ciò che essa fa, che essa fa a noi, e ciò ne facciamo noi, spettatori e fruitori: tramontata l’ideologia del capolavoro e l’idealismo dell’autonomia dell’artistico, l’opera lavora con tutto ciò che essa non è, con l’estetico dunque, con ciò che le è intrinseco o no, coi materiali e il contesto, con le condizioni materiali e immateriali di produzione e ricezione. In tale prospettiva non essenzialista, ma relazionale ed ermeneutica, l’opera è forma agente e operatore di trasformazione, e lo è grazie a una logica dell’incorporazione implicita, tacita, presupposta, sempre in atto, tanto nell’istituzione e nella condivisione di valori etici e comportamenti sociali identitari, quanto nell’inscrizione di tali valori non solo nei manufatti artistici e nelle relazioni estetiche individuali e collettive, ma anche negli oggetti d’uso e nelle merci e nelle relazioni di consumo. Se l’operatività dell’opera (d’arte) è un’“incorporazione” che si dice e si declina in molti modi (Embodiment, Einleibung, Verleibung, Verkörperung) e che è un processo complesso e articolato, sempre storico e caratteristico di ogni una forma di vita umana, è decisivo che questo implica un’indistinzione tra arte, artisticità e quello che la sociologia della cultura (Heinich, Shapiro 2012, Nukkarinin 2012, 2013) chiama arzializzazione o artificazione. Senza qualità sostanziali precostituite sono sia gli oggetti sia i soggetti coinvolti nelle pratiche diffuse di valorizzazione culturale di esperienze extrartistiche, di esperienze ordinarie e comuni, non speciali ma generiche, singolari ma anonime, come quelle mese in luce dai lavori classici di Bourdieu e de Certeau sull’habitus e le poetiche e le politiche del quotidiano e l’attuale filone degli studi sull’Aesthetics of Everyday Life (Light, Smith, 2004). Tre i campi affrontati per indagare tale indistinzione senza qualità tra arte e vita ordinaria: il mimetismo (inteso come fenomeno sociale ed esemplificato nello snobismo, nel lusso dispendioso (Veblen), e nel desiderio mimetico del glamour e del prestigio: Carnevali 2012); l’estetizzazione (intesa come insieme di relazioni di Agentività (Gell) insieme sensibili ed etici con oggetti quotidiani nella sfera pubblica: Coccia 2014, Di Stefano, Mecacci, Matteucci 2014); l’arte pubblica (intesa come luogo della crisi, a partire dagli anni ’60, dei modelli ideologici dell’art-in-public-spaces, dell’art-as-public-spaces, dell’art-in-public-interest, e delle sperimentazioni del no-medium e del medium-as-habitat della contemporanea società della conoscenza: Kwon 2002, Dworkin 2013).

StrutturaDipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione/DISPC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.750,00 euro
Periodo7 Novembre 2014 - 6 Novembre 2016
Gruppo di RicercaFIMIANI Filippo (Coordinatore Progetto)
GAMBARO GABRIELE (Ricercatore)