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EUROPA E COSMOPOLITISMO: UNA CONVERGENZA POSSIBILE?

Se si intende la sociologia cosmopolita come un tentativo di capire come gli individui, i gruppi sociali e le istituzioni affrontano le sfide di processi sociali sempre più transnazionali, allora la realtà europea si presta bene a questo approccio. Sui due piani distinti della socializzazione degli individui e su quello della governance, l’Europa rappresenta in miniatura uno spazio di osservazione del modo in cui cittadini e le istituzioni sono alle prese con realtà che richiedono apparati concettuali e indagini che trascendono la sociologia dello stato-nazione. E' dunque opportuno provare a capire queste dinamiche transnazionali facendo riferimento al modo in cui le frontiere interne ed esterne, politiche e simboliche, che uniscono i gruppi umani (dal livello micro a quello più macro) diventano oggi paradossalmente sempre più aperte e sempre più chiuse. Citando Delanty, il cosmopolitismo come visione si produce «ogniqualvolta nuovi rapporti tra Sé, Altro e Mondo si sviluppano in momenti di apertura».La ricerca in oggetto vorrebbe dimostrare che la prospettiva cosmopolita è in grado di cogliere appieno queste dinamiche. E' possibile definire l'Europa cosmopolita allorquando si osserva che: a) i cittadini europei si relazionano con l’altro (sia esso di un’altra località, di un’altra nazione europea, di un’altra nazione extra-europea) in un modo in cui né Ego né Alter siano assimilati a qualcosa di unico (riconducibili ad un unicum); b) gli stati nazionali agiscono non solo in difesa dei propri confini culturali ed etnici, ma altresì valorizzando la persona in quanto tale, senza tuttavia omettere espliciti riferimenti alla cultura e appartenenza locale/nazionale e ad altri legami sociali propri dello stato-nazione; c) l’Europa agisce come realtà politica sovra-nazionale, esercitando maggiori responsabilità di ogni singola nazione, chiamata ad agire come attore globale imprescindibile (sappiamo quanto l'Europa intenda salvaguardare parte del suo patrimonio spirituale - diritti umani, pluralismo, tolleranza, laicità - e sociale - politiche di welfare).Partendo da queste considerazioni, la ricerca intende esplorare uno o tutti e tre gli ambiti seguenti. Primo, è necessario osservare e capire come i cittadini vivono allo stesso tempo il loro cosmopolitismo e nazionalismo ‘banale’ (per esempio rappresentandosi allo stesso tempo come cittadini nazionali e sovranazionali, oppure come ‘località trasformata’ da un mondo), agendo, ad esempio, in conformità con una logica cosmopolita che però non esclude il riferimento allo stato nazionale, piuttosto incorporandolo in maniera complementare con l’appartenenza all’Europa. Secundo, spostando l'obiettivo sugli stati nazionali, è opportuno comprendere se e quanto essi assolvono al compito di garanti della libertà, della giustizia, della tolleranza, per non dire di ‘educazione’ alla pratica cosmopolita, ed osservando per esempio se e come agiscono pensando ancora a difendere (culturalmente, politicamente, ...) i propri confini nazionali o meno. Tertio, aumentando di scala di osservazione, si tratta questa volta di capire quanto e come l’Europa difende e promuove una posizione cosmopolita attraverso la sua legislazione e le sua azioni nel mondo.

StrutturaDipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione/DISPC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo2.050,00 euro
Periodo7 Novembre 2014 - 6 Novembre 2016
Gruppo di RicercaPENDENZA Massimo (Coordinatore Progetto)
BENOCCI BEATRICE CONCETTA CATERINA (Ricercatore)
LAMATTINA VANESSA (Ricercatore)