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CONTROLLO E REPRESSIONE DEL DISSENSO POLITICO NEL REGNO DELLE DUE SICILIE (1850-1860)

L’attività d’informazione, di sorveglianza e di repressione degli oppositori politici svolta dalla polizia nel Regno delle Due Sicilie dopo il 1848 costituisce una delle tematiche più idonee a riorganizzare l’esperienza risorgimentale del Mezzogiorno preunitario secondo nuovi modelli interpretativi in grado di cogliere i conflitti ideologici, sociali e civili determinatisi all’interno della realtà meridionale durante il decennio di preparazione all’unificazione nazionale. A partire dalla bibliografia esistente sul tema [fondamentale, ad es., lo studio di C. Emsley, La polizia politica e gli Stati nazionali in Europa nel XIX secolo, in L. Cajani (a cura di), Criminalità, giustizia penale e ordine pubblico nell’Europa moderna, Unicopli, Milano, 1997, pp. 199-229], la ricerca proposta mira a ricostruire la fitta rete di vigilanza che il governo borbonico compose dopo la fine del regime costituzionale, utilizzando le proprie forze di sicurezza dentro e fuori i confini del regno per salvaguardare l’ordine costituito. Funzionari, agenti, emissari e confidenti della polizia, infatti, svolsero allora in maniera capillare una gamma crescente di attività informative, preventive e repressive volte ad assicurare il pieno controllo da parte delle supreme autorità dello Stato, in patria, su “attendibili” politici, indiziati antiborbonici, cittadini e diplomatici stranieri, all’estero su esuli o rifugiati. Sulla base di una ricca documentazione ancora inedita custodita presso l’Archivio di Stato di Napoli nel Fondo Ministero dell’Interno e della Polizia Generale, Serie Alta Polizia, la ricerca intende rivelare per il periodo 1850-1860 dal punto di vista organizzativo e operativo la trama di tali segrete attività, le diverse tipologie dei suoi protagonisti, i metodi d’infiltrazione e le tecniche investigative impiegati, i luoghi, sia pubblici sia privati, e gli individui soggetti a vigilanza tanto nelle città che nei piccoli centri del Mezzogiorno, i percorsi e le reti di comunicazione dell’emigrazione politica, i sistemi d’indagine e gli strumenti d’inchiesta, le procedure di sorveglianza delle frontiere e di controllo del movimento delle persone sia in entrata sia in uscita dal regno [come ilustrato recentemente in L. Di Fiore, M. Meriggi (a cura di), Spazi mobili nell’Italia preunitaria, Viella, Roma, 2013; L. Di Fiore, Alla frontiera. Confini e documenti di identità nel mezzogiorno continentale preunitario, Rubbettino, Soveria Mannelli (Cz), 2013], la valutazione delle condizioni dello “spirito pubblico” nelle province e delle probabilità di riuscita di eventuali congiure, l’esame delle dichiarazioni degli informatori e l’arresto dei presunti colpevoli, le relazioni tra la gente d’élite e il movimento cospirativo, le funzioni ispettive e i modi della sociabilità aristocratica e borghese. Lasciando affiorare dai rapporti riservati sottoposti all’esame del sovrano le storie di funzionari devoti alla difesa delle istituzioni e quelle dei perseguitati politici in un singolare intreccio di esperienze personali e di gruppo si intende affrontare un terreno di ricerca non ancora dissodato a fondo e offrire una lettura originale di un tema complesso e ricco di spunti nella prospettiva del conflitto politico e civile instauratosi tra autorità borboniche e patrioti nel Mezzogiorno risorgimentale. A tal fine, la ricerca si propone preliminarmente la ricognizione e la schedatura delle fonti edite e di quelle inedite sul tema in questione e, in seguito, l'analisi sistematica dei risultati sulla base di una periodizzazione interna al decennio considerato in fasi di volta in volta individuabili come momenti storicamente compiuti.

StrutturaDipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione/DISPC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.750,00 euro
Periodo7 Novembre 2014 - 6 Novembre 2016
Gruppo di RicercaPARRELLA Roberto (Coordinatore Progetto)
CONTE Alfonso (Ricercatore)
ROSSI Luigino (Ricercatore)