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ARTE SENZA QUALITA'. ESTETICA, POETICHE E POLITICHE DELLA VITA ORDINARIA

Eigenshaftlosigkeit: l’“assenza di qualità” era per Musil la caratteristica dell’uomo moderno e delle forme di vita del capitalismo maturo. Oggi, sappiamo (Cometti 2001, Vouilloux 2014) che questa indeterminazione è positiva, attiva e produttiva, che è un campo di possibilità individuali e collettive da costruire ed esplorare attraverso sperimentazioni e, come appunto diceva Musil, “saggi”, o, come diciamo oggi assumendo come acquisite pratiche extra-artistiche di artisticità, per assaggi. L’assenza di proprietà è un’atmosfera (Griffero 2014) indecidibile ma individuabile per le sue potenziali denotazioni identitarie e merceologiche, per profilare consumi e informazioni. Spazio di virtualità da testare per tentativi, ipotesi e finzioni, incluse messe in scena comunicative attraverso dispositivi tecnici –social in testa–, dal lato sia della produzione, sia della fruizione e dell'interpretazione o, meglio, dell'uso e del consumo (Eco 1990, Montani 2014). Per parlare senza pregiudizi di “opera senza qualità”, ho ripreso le descrizioni fenomenologiche e le ontologie analitiche: messe tra parentesi le qualità artistiche ed estetiche e la specificità dell’artefatto, ho privilegiato l’operatività dell’opera e l’arte in azione, i suoi effetti e gli affetti che implica negli usi che ne facciamo. Goodman (1982, 1992) e Genette (1994, 1997) ci hanno mostrato che l’opera dell’opera (d’arte, ma anche uno spazio e un oggetto tecnico d’uso e consumo quotidiano) è ciò che essa fa, che essa fa a noi, e ciò ne facciamo noi, spettatori e fruitori: tramontata l’ideologia del capolavoro e l’idealismo dell’autonomia dell’artistico, l’opera (non necessariamente d’arte) lavora con tutto ciò che essa non è, con l’estetico o il sensibile in generale, con le condizioni materiali e immateriali di produzione e con quelle percettive e immaginarie –sociali e storiche– della sua utenza, del suo uso e consumo. Se “opera” è operatore di trasformazione sensoriale e simbolica, lo è grazie a una logica dell’incorporazione implicita e tacita, sempre in atto e sempre storica, che caratterizza una forma di vita umana particolare e si realizza attraverso l’arzializzazione (Heinich, Shapiro 2012, Nukkarinin 2012, 2013). Senza qualità sostanziali precostituite, sono sia gli oggetti sia i soggetti coinvolti nelle pratiche diffuse di artificazione –messe in luce già da Bourdieu e de Certeau e oggi centrali negli Aesthetics of Everyday Life Studies (Light, Smith, 2004)–, ovvero di valorizzazione culturale di oggetti ed esperienze extrartistiche, singolari eppure portatori di plusvalori sociali come la reputazione e la fiducia, anonime ma attivatori di processi identitari pubblici come i fenomeni di tendenza. Dei tre assi individuati per indagare tale indistinzione senza qualità tra arte e vita ordinaria, in questo primo anno, ho dato maggior spazio alle pratiche diffuse di riappropriazione e risignificazione degli spazi urbani (street art, arte pubblica, anti-monumentalità), intesi come luogo sintomatico della crisi dei modelli ideologici predisposti a legittimare l’esperienza reale e comune della sfera pubblica e dello spazio associato (Fimiani 2014, 2015); in secondo luogo e in maniera complementare, ho trattato i fenomeni di estetizzazione, intesa come insieme di relazioni di Agentività (Gell) estetica ed etica, sensibile e simbolica, nelle esperienze ordinarie degli spazi costruiti e abitati della collettività (Coccia 2014, Di Stefano, Mecacci, Matteucci 2014, Fimiani 2014). Al mimetismo come fenomeno sociale globale, essenziale nello snobismo e nel desiderio mimetico del glamour, del prestigio e della reputazione (Carnevali 2012, Origgi 2013, Kapferer 2014), saranno consacrati un ciclo di seminari di Ateneo (già avviato col supporto del DSPSC e il patrocinio della Società Italiana di Estetica e la rivista di cui sono co-direttore, Aisthesis) e Convegni e Giornate di Studio in Italia e all’Estero, e un nuovo Progetto.

StrutturaDipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione/DISPC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo2.003,00 euro
Periodo28 Luglio 2015 - 28 Luglio 2017
Gruppo di RicercaFIMIANI Filippo (Coordinatore Progetto)
VELLA RITA LISA (Ricercatore)